DOMANDE (e risposte) SULLA DONAZIONE DI SANGUE

Donare il proprio sangue significa poter salvare vite umane e mettere a disposizione della collettività un bene prezioso e insostituibile compiendo un gesto di elevato senso civico e di solidarietà umana. Non mi importa donare, tanto se ho bisogno ci pensa l’ospedale. Il sangue umano è un “bene” che, fino a oggi, malgrado le notizie circolanti sullo stato delle ricerche, è “prodotto” esclusivamente dal nostro organismo, e pertanto nessuna struttura ospedaliera sarebbe in grado di assicurare alcuna terapia trasfusionale senza le donazioni di sangue volontarie, periodiche e non retribuite fatte dai donatori.

No. Per un adulto sano che si sottopone regolarmente alle valutazioni di idoneità la donazione non comporta alcun rischio. Esistono precise disposizioni che regolano la raccolta del sangue: la quantità di sangue che viene sottratta mediamente a ogni prelievo è minima ed è stabilita con decreto ministeriale in 450 centimetri cubi ±10%, e comunque in percentuali inferiori al 13% del sangue presente nell’organismo umano. L’intervallo tra una donazione di sangue intero e l’altra è di 90 giorni. L’uomo può donare 4 volte l’anno, la donna al massimo 2. I controlli e le visite periodiche costituiscono inoltre medicina preventiva, a tutela dello stato di salute generale del donatore.

Chiunque abbia compiuto i 18 anni di età, abbia un peso corporeo non inferiore ai 50 Kg e sia in buono stato di salute, può presentarsi presso una qualsiasi sede AVIS e chiedere di iscriversi all’Associazione per poter donare il proprio sangue. Chiaramente questi requisiti non sono sufficienti per diventare un donatore. Una volta iscritto il candidato donatore verrà sottoposto a un colloquio e a una visita, da parte del medico, uniti ad accertamenti di tipo diagnostico e strumentale per verificare che vi siano controindicazioni alla donazione. In particolare esiste una precisa disposizione di legge, il decreto del Ministro della Sanità del 15 gennaio 1991 “Protocolli per l’accertamento della idoneità del donatore di sangue ed emoderivati” pubblicato sulla G.U. del 24.01.1991 che contempla tra i criteri di esclusione della donazione del sangue, tutte le situazioni giudicate a rischio. Ciò al fine di garantire la salute del donatore e del ricevente.

L’attività di AVIS è finalizzata a promuovere una donazione “sicura” e consapevole del sangue e a rispondere efficacemente alle esigenze dei bisogni mirati e quindi programmati dei servizi trasfusionali, in funzione dell’obbiettivo della “sicurezza” e dell’autosufficienza del sangue. L’Associazione annovera fra le proprie fila solo donatori periodici, ovvero donatori che a intervalli regolari si recano presso le strutture trasfusionali per donare il loro sangue. I donatori AVIS sono inoltre anonimi, volontari,  non retribuiti. Sono controllati dal punto di vista medico, in quanto vengono costantemente sottoposti ad accurate visite e ad attenti controlli sul loro sangue. poiché la loro scelta di donare è libera, non condizionata da altri fattori come quelli emozionali, risultano molto più affidabili dei donatori occasionali. Il ricorso ai donatori periodici consente:

– massima sicurezza trasfusionale;

– programmazione della raccolta del sangue;

– possibile “conversione” dalla donazione tradizionale di sangue intero a quella differenziata mediante aferesi;

– gestione delle situazioni di emergenza;

– educazione sanitaria.

No. La donazione periodica non implica alcun processi di “assuefazione” nel senso “scientifico” del termine, ove per assuefazione si intende l’impossibilità di rinunciare alla pratica di determinati comportamenti (vedi assunzione di droghe), assumendo il termine, in questo caso, una connotazione negativa comportando un danneggiamento psicofisico per la persona. Nel caso della donazione di sangue esiste una regola di periodicità nella donazione per garantire la sicurezza del sangue donato. Se la conseguenza a compiere quest’atto di estrema solidarietà può essere quello di ripeterlo a scadenze regolari, questo non potrà che farci sentire meglio nel senso della gratificazione che si può provare nell’aiuto dato gratuitamente a qualcuno,avendo recuperato un valore umano prezioso.

AVIS è una Associazione di volontariato che sostiene economicamente le proprie attività con i rimborsi, stabiliti da un decreto ministeriale ed erogati per convenzione con le Aziende Sanitarie, delle spese sostenute per la promozione della donazione, l’invio dei donatori alle strutture trasfusionali e/o per la raccolta diretta delle unità di sangue. Per l’invio dei donatori al servizio trasfusionale di riferimento, è previsto un rimborso di lire 26.220 in base al D.M.T. 23/11/93 (art.2). Per quanto riguarda la raccolta diretta del sangue, al rimborso precedente, si aggiunge quello indicato dall’art. 3, comprensivo di tutti i costi rilevati per effettuare la raccolta del sangue (personale, trasporto, ristoro ed esami pre-donazioni, sacche, provette, materiali d’uso) che, sempre per il sangue intero, è pari a lire 71.030. Nessuna altra cifra è corrisposta alle associazioni per il servizio di raccolta del sangue. Essendo una associazione di volontariato nessun socio, impegnato nell’Associazione a qualunque titolo e con qualunque funzione, percepisce compensi. Sono stipendiati invece tutti i dipendenti che svolgono un lavoro permanente nell’associazione. Come previsto dalla legge sul volontariato n. 266/91, tutti i volontari sono assicurati.

La carenza di sangue nei mesi estivi è purtroppo un dato di fatto, per cui storicamente in Italia in questi mesi, si rilevano nelle regioni anche forti contrazioni nella raccolta a fronte di un fabbisogno stabile, poiché la partenza per le vacanze interrompe drasticamente i consueti flussi di raccolta. Le donazioni dei donatori abituali non sono sufficienti a scongiurare il pericolo della carenza, creando seri problemi per i malati. Per questa ragione AVIS da tempo ha avviato un’attività di sensibilizzazione verso i propri iscritti, per garantirne l’afflusso a intervalli regolari presso le strutture trasfusionali e ridurre il ricorso alle donazioni occasionali che sono un fattore di rischio per la sicurezza delle trasfusioni.

La donazione di sangue per le donne non ha alcuna controindicazione. Lo Stato, attraverso il D.M. 15/01/1991 “Protocolli per l’accertamento della idoneità del donatore di sangue ed emoderivati”, cautela le donne imponendo un massimo di due donazioni l’anno che, invece, per l’uomo salgono a quattro. Il monitoraggio costante dell’emoglobina, effettuata preliminarmente a ogni donazione, e del ferro, assicurano la tutela della salute delle donatrici. Le stesse risultano essere particolarmente “adatte” alla donazione di plasma in aferesi che non incide assolutamente sulla parte corpuscolata (globuli rossi, globuli bianchi,piastrine).

La nuova legge sulla donazione degli organi riconosce che, in mancanza di dichiarazione contraria, tutti i cittadini Italiani sono potenziali donatori. Il numero di trapianti sull’intero territorio nazionale dovrebbe così aumentare. Ma questa legge potrebbe non produrre i risultati sperati se in Italia non aumenteranno le donazioni di sangue e non sarà potenziata la rete trasfusionale pubblica. L’aumento del numero di trapianti potrà infatti scontrarsi con la mancanza di scorte per gli interventi, vanificando l’auspicata maggiore disponibilità all’espianto da parte dei cittadini.

La trasfusione di sangue è un mezzo terapeutico indispensabile, ma non a rischio zero. Attraverso il sangue possono infatti essere trasferiti, dal donatore al ricevente, agenti biologici come i virus delle epatiti virali di tipo B e C, e il virus HIV responsabile dell’AIDS. Per la trasfusione di sangue intero o di emocomponenti, la qualità e la sicurezza dei prodotti dipendono essenzialmente dall’accurata selezione dei donatori, dal loro controllo e screening e dagli standard di sicurezza di cui il servizio trasfusionale è dotato.
Per la trasfusione di emoderivati sono molto importanti altri fattori:
– la provenienza del plasma
– i procedimenti impiegati dall’industria sia per la produzione di emoderivati che per l’inattivazione virale degli stessi (high driver, solventi, detergenti).
L’uso di sangue a pagamento, oltre che per problemi etici, deve essere rifiutato perchè aumenta il rischio trasfusionale; in Italia è perseguibile per legge in base all’art. 17 L. 107/90. Il rischio è più basso laddove il prelievo venga effettuato su popolazioni controllate, in centri igienicamente sicuri e con tecnologie adeguate (Direttive del Consiglio d’Europa).